12 NOVEMBRE

12 NOVEMBRE

Nel Mediterraneo naufraga il diritto al soccorso

Di poche ore fa la notizia dell’ennesimo naufragio al largo della costa libica. Numerose le vittime, tra le quali un neonato di sei mesi.

Nel frattempo il recente Decreto Immigrazione del Governo italiano produce “l’abbassamento del senso morale a livello di massa”: limitando o vietando l’accesso, il transito e la sosta delle Ong nel mare italiano, non solo penalizza di fatto i soccorsi in mare, ma contraddice anche un principio irrevocabile di civiltà giuridica. Il mutuo aiuto come diritto-dovere fonda il legame sociale e segna il passaggio da individuo isolato a membro della comunità. In altre parole, il diritto al soccorso come prima espressione di quel diritto alla vita sul quale poggia l’intero sistema dei diritti fondamentali.

URGE IMPEDIRE CHE QUEL DIRITTO IRRINUNCIABILE
FINISCA SOMMERSO DALLE ACQUE DEL MEDITERRANEO
E DAL NOSTRO SILENZIO.


La gente di Lampedusa al funerale del picolo Jiseph, 6 mesi, morto di disumanita' di massa.

Viviamo in un piccolo paese, meno di 6.000 anime. Ci si conosce tutti. Lampedusani e “forestieri”.

La morte di uno/a di noi viene annunciata dal rintocco delle campane della locale parrocchia e diviene immediatamente lutto per l’intero paese. Improvvisamente, si abbassa il volume della voce e si chiede “Cu murìu?”. E anche se solo per qualche breve istante tutt* sull’isola partecipano al lutto di amici e familiari.

Il corteo funebre si muove a piedi dalla Chiesa al cimitero, un chilometro, non di più. Attraversa una strada solitamente molto trafficata e per circa mezz’ora auto e moto spariscono prendendo vie alternative. Al suo passaggio chiunque si ferma, anche solo per un attimo, si abbassa il cappello, si fa il segno della croce, cerca lo sguardo dei familiari.

I cortei sono più o meno affollati. A volte ci si unisce al corteo non perché si avesse qualche rapporto con chi è morto o con i suoi parenti, ma solo perché il numero dei partecipanti appare scarno.

In questi anni, quando a essere sepolti nel cimitero dell’isola sono stati corpi – spesso senza nome – di uomini e donne morti nel tentativo di raggiungere l’Europa via mare, un gruppo di lampedusani (e forestieri) ha sempre organizzato una piccola cerimonia, laica.

Chiunque partecipi (cattolico, protestante, musulmano o ateo che sia) ha le proprie motivazioni individuali, religiose, etiche, personali.

Ciò che ci accomuna è la consapevolezza del valore politico di questo rito. Noi siamo lì in sostituzione dei parenti e degli amici di chi è morto, siamo lì al posto di chi ha titolo a chiedere giustizia per una (l’ennesima) morte assurda. Siamo lì al posto di tutte le persone che sarebbero con noi se potessero. Siamo lì per denunciare la disumanità di leggi e politiche che condannano a morte esseri umani. Siamo lì, con i nostri corpi per compiere un atto di resistenza civile. Siamo lì.

Oggi eravamo lì. Lui aveva solo 6 mesi