Il coraggio delle donne afghane sfida i Talebani sui diritti umani calpestati dalla Sharia

Il coraggio delle donne afghane sfida i Talebani sui diritti umani calpestati dalla Sharia

VOGLIONO CHE LE DONNE STIANO A CASA.
MA A SORPRESA LE AFGHANE
CONTINUANO A SCENDERE IN PIAZZA:
“Non abbiate paura. Stiamo insieme.
È nostro diritto avere istruzione, lavoro e sicurezza"

Foto: La Repubblica

A Kabul – non solo – i talebani disperdono violentemente le proteste, a dimostrazione che non tollereranno alcuna opposizione: dal loro governo sono escluse le donne e le minoranze. Ma già prima dell’intervento americano del 2001 – finalizzato a colpire Osama Bin Laden, a capo degli attentati dell’11 settembre – l’Afghanistan era un Paese governato dai talebani in cui le donne non potevano studiare o lavorare, uscire di casa senza un accompagnatore maschio, dovevano coprirsi interamente con il burqa ecc. Era un Paese in cui esisteva la lapidazione per le adultere e ai ladri potevano essere tagliate le mani per punizione.

Foto: La Repubblica

Le proteste di questi giorni sono un chiaro segnale che i talebani devono però fare i conti con vent’anni di “modernizzazione” occidentale, in particolare a Kabul e nelle grandi città, dove in molti – donne e uomini- si oppongono al ritorno al dispotismo dei talebani che pretenderebbero anche il riconoscimento della Comunità internazionale.

Foto: Il Riformista

Si sono detti disposti a rispettare i diritti delle donne, ma solo in base alla Sharia, definita anche da loro stessi come “legge islamica”. Pero’ questo tipo di cornice prevista dai fondamentalisti nulla ha a che fare con i precetti della religione islamica.  Si ispirano a frasi del libro sacro (Corano) e racconti della vita del profeta Maometto (la Sunna) interpretandole alla lettera, per stabilire un “codice di condotta” della vita pubblica e privata.  La Sharia lascia ampio spazio all’interpretazione di giuristi, religiosi e politici da tutto il mondo musulmano.

Foto: La Repubblica

COS’É E COSA SIGNIFICA PER LE DONNE LA SHARIA

In arabo la parola “sharia” letteralmente vuol dire “strada battuta”, anche se il senso comune è “legge”. Nei Paesi Islamici esistono diverse interpretazioni del Corano e delle Sunna. Le milizie che hanno riconquistato l’Afghanistan si ispirano ad una forma radicale dei precetti religiosi che vanno a stabilire anche principi penali e scale di accettabilità nelle azioni quotidiane.

Ma l’Islam, fondato dal profeta Maometto intorno al 620 d.C., garantiva alcuni diritti delle donne, tuttavia nel tempo alcuni versi del Corano sono stati utilizzati da politici e leader militari e religiosi per introdurre numerose discriminazioni a danno delle donne in diversi Paesi musulmani.

Foto: Fanpage.it

Non esiste un singolo documento pubblicato con il nome di Sharia, essa è infatti un riferimento a leggi morali (quindi non scritte) da seguire per i credenti. Ma questo non significa che si tratti di un vero codice penale da seguire per essere “un bravo credente” o che il Corano preveda l’applicazione di tali precetti nella vita dello Stato.

L’interpretazione della Sharia, in quanto norme per un buon credente e non testo scritto, cambia seguendo i diversi rami della religione. “Un sunnita interpreta la Sharia diversamente da uno sciita e così via – spiega Jan Nawazi, afghano di fede islamica in Italia -. L’interpretazione è principalmente fornita dagli Imam. Sono loro a diffondere dei precetti come più o meno giusti basandosi su interpretazioni del tutto personali

(fonte: www.fanpage.it/la-sharia-e-perche-non-puo-essere-paragonata-alla-legge-dei-talebani)
Opere dell’artista afghana Shamsia Hassani